11 agosto 2023

Michela Murgia, la radicale impenitente.

La sua carica inesauribile di radicalismo, il suo vigore  polemico, la sua femminilità dirompente, il suo amore  sconfinato per i diritti, tutto questo ci mancherà. 

Michela Murgia, la radicale impenitente. Una donna coraggiosa in difesa dei diritti di tutti.
da https://www.lastampa.it/cultura/2023/09/02/news/murgia_ricordo_gianluigi_ricuperati-13022746/
  

Sarà stata antipatica per qualcuno, l'hanno  vergognosamente insultata come si fa con i bulli a scuola, ma lei è è stata sempre più forte, ha sfoggiato la dignità di chi combatte per una società più civile e quel sardo coraggio di affrontare tutto senza abbassare mai la testa.


Mancherà la sua letteratura a volte scorrevole, a volte spigolosa, il suo dire tutto quello che va detto senza esitare mai, la sua caparbietà nell'opporsi alle ingiustizie sociali.

Il racconto finale della sua morte incombente ha dissipato poi la maggior parte dell'astio e dell'ironia contro di lei, riuscendo a diluire il contrasto con le sue idee anche nei suoi maggiori nemici.

Adesso è il momento di raccogliere un'eredità difficile per continuare a sventolare il vessillo delle sue idee.

Michela Murgia su Twitter

08 agosto 2023

La malattia di Matteo Messina Denaro


I legali di Matteo Messina Denaro hanno dichiarato che il loro assistito sta molto male e le sue attuali condizioni di salute non sono compatibili con il trattamento previsto dall'art. 41 bis. Secondo l'avvocato Cerella, il cancro è arrivato al quarto stadio e tenerlo rinchiuso a regime di carcere duro equivale ad un vero e proprio atto di bullismo da parte dello Stato. Per questo motivo il detenuto si sta anche lasciando andare, non si sa bene quanto involontariamente, rinunciando anche a nutrirsi.

La cattura di Messina Denaro del 16 gennaio 2023. Il blitz della clinica La Maddalena
https://www.fanpage.it/attualita/ecco-il-vero-volto-di-matteo-messina-denaro-la-prima-foto-dopo-larresto/

Ora, per carità, nessuno di noi vorrebbe accanirsi sul malato terminale, ed infatti non lo faremo perché ne va del nostro senso di umanità. Curiamolo come si deve perché lo Stato è talmente autorevole da potersi permettere la tutela dei diritti fondamentali anche in situazioni estreme come questa. Ma non si cada nell'errore opposto di concedere troppo a chi niente ha mai concesso, soltanto per amore di compassione.

Bisogna precisare che il 41 bis nacque ben prima delle bombe mafiose dei primi anni novanta, precisamente nel 1986 con la fondamentale Legge Gozzini, con l'esigenza primaria di fronteggiare in via eccezionale le rivolte in carcere che in quegli anni erano frequenti. Pensiamo alla rivolta del carcere di Trani del 28 dicembre 1980,  quella del carcere di Porto Azzuro del 25 agosto 1987, tutti eventi che minavano la sicurezza all'interno degli istituti di pena e che avevano sempre lo scopo ultimo di fare pressioni sul potere legislativo per ammorbidire il trattamento penitenziario riservato ai detenuti.

Nel 1992 la sua applicazione venne estesa al fenomeno dell'associazione di stampo mafioso e nei casi di grave pericolo per l'ordine e la sicurezza pubblica; infine nel 2002 cominciò ad essere applicata anche nei confronti dei detenuti per reati di terrorismo

Si tratta, questo va detto, di un regime carcerario molto duro che mal si addice ad un sistema come il nostro in cui la finalità della pena consiste nella rieducazione del condannato, essendo la sua ratio invece  quella di forzare il sottoposto alla collaborazione con gli inquirenti a prescindere da un suo effettivo recupero. 

Nonostante l'evidente odore d'incostituzionalità, sia la Corte Costituzionale che la CEDU (Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo), ne hanno più volte sancito la legittimità.

In definitiva è una misura da considerare di regime speciale che viene applicata in situazioni di speciale pericolosità ed in cui il bilanciamento tra l'interesse dello Stato a reprimere ogni forma di comunicazione con l'esterno e d'altra parte l'esigenza di assicurare al detenuto la pienezza di ogni suo diritto di recluso pende di gran lunga a favore della prima.

E' questa l'essenza primaria dell'art. 41 bis: derogare al principio di rieducazione della pena per parare un colpo potenzialmente mortale inferto allo Stato. 

E se poi quel detenuto si redime pure, sarà stato raggiunto un doppio risultato.

Alfredo Cospito durante un'udienza volta a valutare l'esigenza dell 41 bis
Autore: Alessandro Di Marco Copyright: ANSA
Matteo Messina Denaro è un criminale che ha commesso reati gravissimi di stampo mafioso attentando costantemente per tutta la sua vita alle fondamenta dello Stato e che, se svincolato dalle condizioni detentive stabilite dal 41 bis, anche se per un breve lasso di tempo, potrebbe riallacciare vecchi rapporti mafiosi, comunicare con l'esterno, dare ordini ai suoi uomini in libertà, insomma continuare indisturbato ad esercitare il suo potere.

Ma se ripensiamo al lungo braccio ferro sostenuto invano con lo Stato da un altro detenuto sottoposto al regime del 41 bis, l'anarchico Alfredo Cospito e facendo le dovute proporzioni di pericolosità tra i due reclusi, soppesando poi il tutto al netto di morti ammazzati e stragi compiute, allora bisogna concludere che non si capisce proprio perchè Matteo Messina Denaro debba poter ottenere la sospensione e tantomeno la cessazione del 41 bis. 



07 agosto 2023

Nell'aria bruciata di agosto


Nell'aria bruciata di agosto, si è alzata una nuvola di polvere sottile, ha invaso il piazzale, sul quale mi sono affacciato tante volte.

Immagine della Stazione di Bologna subito dopo l'esplosione della bomba. I soccorsi sono consistenti ma appaiono disorganizzati. L'effetto è devastante.
Bastava la voce dell'altoparlante, con quegli inconfondibili accenti, per farmi sentire che ero arrivato a casa. Adesso la telecamera scopre l'orologio, con le lancette ferme sui numeri romani: le dieci e venticinque.

Un attimo, e molti destini si sono compiuti.

Ascolto le frasi che sembrano monotone, ma sono sgomente, di Filippini, il cronista della TV, costretto a raccontare qualcosa che si vede, a spiegare ragioni, motivi che non si sanno: lo conosco da anni, e immagino la sua pena. Dice: "Tra le vittime, c'è il corpo di una bambina."

(Enzo Biagi, Corriere della Sera 2 agosto 1980)

Immagine simbolo strage di Bologna

La strage è di per sé un atto di annullamento collettivo, di soppressione violenta di una coscienza comune e democratica. 

La strage è fascista sempre. 

Nella sua finalità ultima, che era quella di indurre i molti a piegare la testa in favore dei pochi attraverso il ricorso alla violenza, spezzò la speranza di pace di un popolo indifeso.

Anche per questo il Parlatoio è antifascista.


Strage Stazione di Bologna del 2 agosto 1980 - Sentenza Corte di Assise di Bologna 06 aprile 2022

Documenti audio (da stragi.it)

GR1 ed straordinaria 2 ago 1980 ore 11.55 / GR1 ed straordinaria 2 ago 1980 ore 17:00 / Conversazioni radio subito dopo la strage di Bologna 1 / Conversazioni radio subito dopo la strage di Bologna 2 / Conversazioni radio subito dopo la strage di Bologna 3 / Conversazioni radio subito dopo la strage di Bologna 4 / Conversazioni radio subito dopo la strage di Bologna 5 / Conversazioni radio subito dopo la strage di Bologna 6 / Conversazioni radio subito dopo la strage di Bologna 7 / Conversazioni radio subito dopo la strage di Bologna 8 / Conversazioni radio subito dopo la strage di Bologna 9 / Conversazioni radio subito dopo la strage di Bologna 10




02 agosto 2023

Elliot, oggi ti parlerò di Andrea, un esploratore della verità. - Epistola n. 5

Andrea Purgatori, uno dei migliori giornalisti d'inchiesta esistiti in Italia
img da Flickr
Caro Elliot, oggi vorrei parlarti di una persona che ha dimostrato come si dedica la propria vita alla ricerca della verità. Non a caso oggi, il giorno in cui quella maledetta bomba proiettò migliaia di frammenti mortali facendoli entrare come missili appuntiti dentro corpi innocenti che volevano soltanto continuare a vivere le loro vite fatte di normalità, di affetti, di semplice esistenza. Alcune menti disturbate decisero che quei corpi dovessero essere privati in un solo tragico e surreale istante del loro umano destino.
Da allora questa persona volle opporsi con tutte le sue forze all'oblio forzato e alla passiva accettazione delle pillole indorate e propinate ad uso e consumo della storia. Lui non riusciva proprio a starsene zitto e buono, tutti quei corpi erano il suo corpo e sentì anche i frammenti di quella bomba penetrare nelle sue membra, ne avvertì il dolore e credette perfino di esser morto come gli tutti gli altri. Comprese che da quel giorno morimmo un po' tutti e quindi iniziò a lottare strenuamente contro tutti gli insabbiatori, mistificatori, deviatori, depistatori, raccontatori di menzogna, corruttori, fabbricatori di muri di gomma, investigatori del falso, calunniatori del vero, strumentalizzatori, assassini di esseri umani, ammazzatori di ideali, traditori, elettori in malafede, narratori prezzolati, bombaroli secretati e politici acquistati. Lo fece senza aver paura, anzi no, la paura si fece sua compagna ma lo spronò a continuare perché voleva giustizia. Sai amico mio, la giustizia non è un'opinione; è tremendamente monotona e non cambia mai. Quindi fu facile per lui fissare l'obiettivo di perseguirla, perché lui era dannatamente elementare nei suoi ragionamenti e grazie a questo suo atteggiamento da bimbo curioso s'incaponì fino ad aprire una, due, tre, quattro crepe e quel muro di gomma prese improvvisamente a deteriorarsi. Oggi sappiamo grazie a lui che quella strage fu un eccidio e basta, senza se e senza ma, finalizzato fin dal principio ad alimentare le pulsioni fasciste di una nazione con la memoria malata. Come le Fosse Ardeatine, come S. Anna di Stazzema, come Marzabotto, come Portella della Ginestra, come Milano, anche Bologna si aggiunse all'elenco dei crimini commessi in nome dei principi dell'autoritarismo e della prevaricazione dell'uomo sull'altro uomo. Adesso Andrea non c'è più neanche lui sul serio ed ovviamente ha lasciato un vuoto immenso nella schiera di coloro che  cercano con fatica immane lo stesso tesoro, ma il patrimonio che ha lasciato è altrettanto grande e non va assolutamente perduto. Ed è per questo che ti scrivo, Elliot: non è che dalle tue parti conosci qualcuno che possa raccogliere il fardello di Andrea e continuare a combattere la sua battaglia? Perché io qui non ne vedo ancora nessuno.

31 luglio 2023

Laggiù qualcuno ama Troisi

Il film "Laggiù qualcuno mi ama" di Mario Martone è una spada che trafigge il petto di tutti coloro che amano Massimo Troisi senza retropensieri culturali. Intendiamoci, non si tratta del miglior prodotto cinematografico partorito dall'ottimo Mario Martone, ma piuttosto di un racconto onesto, volutamente distaccato e proprio per questo godibile.

Il docufilm di Mario Martone su Massimo Troisi "Laggiù qualcuno mi ama"
img da Mymovies

Raccontare Massimo Troisi senza per questo dover diventare prigionieri della sua comicità viscerale e senza cedere il passo a facili napoletanismi, non è semplice. Martone occhieggia alla grandiosità del genio senza indulgere sull'ammirazione incondizionata. Ne viene fuori un quadro in cui il comico è proprio qui davanti a tutti, assolutamente nudo ma anche così straordinariamente poetico. Troisi è il ragazzo "spatriato" che narra dei luoghi comuni per poter dichiarare al mondo che lui non c'entra e che tutto ciò che vuole è solamente entrare a far parte, condividere, conoscere e mescolarsi al nuovo melting-pot che si sta formando nel tessuto sociale italiano, raccontandosi nel disincanto più totale e infine rifuggendo dalle etichette vetero-culturali. Senza mai abbandonare il provincialismo spontaneo del meridionale deluso che vuole sempre scavalcare i confini e che alla fine si ritrova tuttavia a cercare la propria casa in ogni posto. Martone ce lo presenta così, al di là di tutto quello che ci si aspetta, un Troisi vero ed alla fine disperatamente attaccato alla vita, quel Massimo Troisi che dunque, anche per tali motivi, non possiamo non amare incondizionatamente.  

https://www.mymovies.it/film/2023/laggiu-qualcuno-mi-ama/


11 gennaio 2023

Breve riflessione sulla democrazia.

Arriva il momento in cui una anche una grande forza incontra una forte resistenza e succede quando si avvicina al punto di rottura. La forza del regime iraniano sta incontrando la resistenza dei suoi stessi figli ed il sistema tutto sta oscillando pericolosamente come una nave in mezzo alla tempesta. Quel totalitarismo che implica una identificazione estrema tra società e religione, che contempla l'ayatollah come leader carismatico facendo leva sulla pressante pressione ideologica ai danni della popolazione, che nega ogni forma di pluralismo democratico, adesso vacilla rischiando d'implodere. Se ci pensiamo bene, è quanto accade a tutti i totalitarismi, che svelano ad un certo punto della loro storia la malcelata incapacità di resistere all'istinto sociale dell'uomo che vuole infine tornare ad essere libero. Accade dopo anni, decenni, anche secoli, ma non c'è scampo. La democrazia invece, pur con le sue debolezze ed imperfezioni a volte insanabili, ha il pregio della indispensabilità. Se dittatura vuol dire ordine (forzato) e consenso di massa, quando l'autorità non è più in grado di garantire il controllo ed il benessere incontrastato delle sue èlite, natura vuole che si sprigionino le forze finora costrette dai lacci del regime. E  come un naufrago che stava annegando riesce, pur annaspando, a riemergere per poter respirare, così sopravviene l'istinto di sopravvivenza di una popolazione e dei singoli individui che dapprima confusamente e poi sempre più razionalmente spezzano il potere dello stato cosituito. 

Questa è la democrazia: un grande respiro dopo aver rischiato di annegare.

08 gennaio 2023

Il rapporto annuale di Iran human Rights Monitor.



Riportiamo integralmente il rapporto annuale di Iran human Rights Monitor

11 Dicembre 2022 : 

Rapporto Annuale di Iran Human Rights Monitor
In occasione della Giornata Internazionale dei Diritti Umani, Iran Human Rights Monitor pubblica il suo rapporto annuale. La primissima Carta dei Diritti Umani fu scritta da Ciro il Grande nel 538 a.C.
Simboleggia anche la grande civiltà dell'Iran. In un'epoca in cui i re amavano uccidere, saccheggiare e conquistare, Ciro il Grande fondò il suo impero sulla pace e sulla giustizia. In questa iscrizione Ciro parla della libertà di adorare gli dei e della libertà dell'umanità, segnando i suoi valori umanistici.
Nonostante questa eredità, il popolo iraniano attualmente è governato da un regime repressivo.
Le informazioni fornite in questo rapporto riflettono una piccola parte della realtà in Iran.
La censura e la mancanza di trasparenza, così come l'assenza di organizzazioni indipendenti per i diritti umani all’interno del paese, rendono molto difficile l'accesso ai dati necessari.
Esecuzioni in Iran
L'Iran ha il più alto tasso di esecuzione pro capite al mondo. Detiene questo record da 43 anni.
Il forte aumento delle esecuzioni nel 2022 rispetto al 2021 è l'ennesima violazione dei diritti umani. Nel 2021, Iran Human Rights Monitor ha riferito di almeno 366 esecuzioni effettuate nelle carceri iraniane. Alla data del 10 dicembre 2022 sono state eseguite almeno 553 esecuzioni (secondo il conteggio di Nessuno tocchi Caino sono 579).
Una volta e mezza in più rispetto allo scorso anno. Naturalmente, il numero effettivo è molto più alto e non siamo in grado di fornire una scala esatta perché molte esecuzioni in Iran vengono compiute in segreto. La maggior parte di queste esecuzioni non è stata resa nota dalla magistratura o dalle istituzioni competenti. Poiché l'identità di molti prigionieri giustiziati rimane sconosciuta, vengono chiamate esecuzioni segrete.
Oltre a utilizzare la pena di morte come punizione crudele, disumana e irreversibile, il regime iraniano ha sempre applicato le esecuzioni come strumento per intimidire e reprimere i manifestanti.
La minoranza beluca dell'Iran è particolarmente colpita dalle esecuzioni. Pur costituendo solo il 5% della popolazione dell’Iran, nel 2022 hanno costituito il 30% delle esecuzioni, 160 persone, quasi sempre per reati di droga.Almeno 160 (il 30%) delle persone giustiziate nel 2022 appartenevano alla minoranza baluca. Una minoranza che rappresenta circa il 5% della popolazione iraniana. Più della metà delle persone giustiziate sono state giustiziate per reati legati alla droga.
Divise per mesi, le esecuzioni avvenute quest’anno, tra parentesi i dati che invece risultano a Nessuno tocchi Caino.
Gennaio– 49 esecuzioni (49)
febbraio– 30 esecuzioni (27)
marzo– 44 esecuzioni (54)
aprile – 1 esecuzione (1)
maggio – 57 esecuzioni (63)
giugno– 89 esecuzioni (90)
luglio– 72 esecuzioni (75)
agosto– 54 esecuzioni (61)
settembre– 52 esecuzioni (49)
ottobre– 37 esecuzioni (37)
novembre– 54 esecuzioni (59)
dicembre (dall'1 al 10) 14 esecuzioni (14)
Dopo le proteste a livello nazionale in Iran, iniziate il 16 settembre 2022, in seguito all'assassinio di Jina (Mahsa) Amini, le forze di sicurezza dello stato hanno usato una repressione brutale e un'evidente violenza contro i manifestanti. Vediamo alti livelli di violenza usati nelle strade dell'Iran in modo tale che un numero considerevole di manifestanti è stato brutalmente picchiato, ferito o ucciso.
A seguito di approfondite indagini su ogni singolo caso, Iran Human Rights Monitor è stato finora in grado di raccogliere e verificare le prove di 35 casi che coinvolgono manifestanti che sono stati picchiati a morte con manganelli.
Il comandante delle Guardie Rivoluzionarie-IRGC afferma di utilizzare solo armi non letali per contenere le proteste. Ma le prove rivelano un nuovo livello di violenza contro manifestanti e passanti. L'obiettivo è specificamente quello di ucciderli.
I fucili usati dalle forze di stato iraniane sono solitamente i semiautomatici (cosiddetti “a pompa”) Benelli M2 oppure M4, tutti calibro 12 millimetri. Il munizionamento varia dalla palla singola, alla rosa di pallini di piccolo diametro, passando per pallini di diametro medio-grosso.
Poiché il fucile è considerata arma letale, il suo utilizzo per ordine pubblico è vietato dalle leggi e convenzioni internazionali in quanto mette in pericolo la vita di bambini, anziani e passanti che non sono direttamente coinvolti nelle proteste.
In una lettera resa pubblica il 25 novembre 2022, 140 medici oculisti hanno denunciato casi di persone ferite agli occhi da pallini di piccolo calibro che hanno perso uno o entrambe gli occhi.
Tra le vittime c'è una giovane donna, Ghazal Ranjkesh, da Bandar Abbas, una città portuale nel sud dell'Iran. Ghazal ha perso l'occhio destro per un colpo di fucile.
Questa è una violazione dell'integrità fisica dei cittadini iraniani, così come l'uso eccessivo della brutalità da parte delle forze di sicurezza.
Inoltre, nonostante le autorità iraniane affermino di non utilizzare munizioni vere, hanno ampiamente sparato proiettili da combattimento nelle città di confine, tra cui Zahedan e nelle città del Kurdistan. Di fatto, in queste zone sono riusciti a reprimere le proteste pacifiche con l'uso dei kalashnikov.
Ad oggi, durante le proteste, 110 persone sono state uccise da colpi di armi da fuoco nella provincia del Kurdistan, nell'Iran occidentale.
Nella provincia del Sistan-Baluchistan, sono almeno 128 i cittadini di etnia baluca uccisi, la maggior parte dei quali è stata uccisa tra venerdì 30 settembre 2022 e il 5 ottobre 2022 a Zahedan. Così come venerdì 4 novembre a Khash.
Il numero di manifestanti uccisi in Iran, fino a sabato 10 dicembre 2022, è di 577 persone. La cifra reale è di almeno 700 persone ma solo 577 vittime sono state certificate.
Tra loro Iran Human Rights Monitor ha registrato almeno 60 donne. Tuttavia, molte famiglie, sotto l'enorme pressione delle autorità, non sono state in grado di parlare apertamente dell'uccisione dei propri figli. Le agenzie governative hanno falsamente annunciato i nomi di alcune vittime come morte per suicidio o incidente stradale.
Queste donne sono state uccise da agenti o a colpi di arma da fuoco, o a colpi di manganello, o per pestaggio brutale.
Tra i morti anche 65 minorenni.
Ancora una volta, il numero reale è molto più alto, ma solo 65 sono quelli certificati da Iran HRM.
Oltre ai ferimenti e alle uccisioni, si stima che almeno 30.000 persone siano state arrestate, tra attivisti civili, attivisti politici, studenti e giornalisti. L'Iran non fornisce mai dati veritieri sui vari aspetti della repressione, quindi il destino dei detenuti rimane sconosciuto. Tuttavia, considerando le misure repressive e la presenza della censura, Iran HRM stima il numero di 30.000 manifestanti detenuti in Iran.
Migliaia di prigionieri anonimi vengono torturati nelle carceri iraniane. Alcuni sono stati condannati a morte e accusati di pene pesanti, senza la presenza di un avvocato di fiducia. Molti vengono torturati per fare false confessioni. Nonostante la censura, si è appreso di almeno 25 persone morte sotto tortura. Anche in questo caso, i numeri reali dovrebbero essere molto maggiori.
Attraverso le cifre rivelate dai funzionari dell'intelligence iraniana, e le notizie riportate dai media statali, si può stimare il numero di arresti.
Ahmad Alirezabeigi, un membro del parlamento, ha dichiarato che tremila persone arrestate nella provincia di Teheran nei “recenti eventi” sono state trasferite nella prigione di Fashafouyeh. La notizia è riportata dalla testata filogovernativa asriran.com il 19 ottobre 2022.
Il comandante delle Guardie rivoluzionarie nella provincia di Hamedan ha dichiarato che, grazie a Dio, le forze Basij, insieme alle forze NAJA, sono state in grado di porre fine alle rivolte grazie all’arresto di 700 persone. La notizia è riportata dalla testata filogovernativa aftabnews.ir il 6 ottobre 2022.
Secondo un rapporto riservato di Hossein Salami, comandante delle Guardie Rivoluzionarie, al leader supremo Ali Khamenei, almeno 20.000 persone sono state arrestate nelle prime due settimane di proteste. Il 42 per cento degli arrestati avrebbe meno di 20 anni.
Seyyed Jalal Hosseini, vicedirettore politico dell'Organizzazione Basij delle Guardie Rivoluzionarie, ha affermato che il 70% degli arrestati durante le recenti proteste erano giovani di età inferiore ai 20 anni. La notizia è riportata dalla testata filogovernativa aftabnews.ir il 20 ottobre 2022.
Finora la magistratura iraniana ha emesso atti d'accusa per circa 2.000 manifestanti e ha emesso condanne a morte per 39 manifestanti. La magistratura incrimina i manifestanti detenuti senza passare attraverso procedimenti legali. Nessuno dei manifestanti ha commesso un reato, e sono stati arrestati solo per aver protestato pacificamente. Tuttavia gli vengono inflitte pesanti condanne.
Nell'ultimo processo tenuto per i manifestanti arrestati a Karaj il 5 dicembre 2022, tutti i 15 imputati, compresi 3 minori, sono stati condannati per “corruzione sulla terra”. Cinque di questi imputati sono stati condannati a morte.
Il regime iraniano ha frettolosamente giustiziato il manifestante Mohsen Shekari, 23 anni, la mattina di giovedì 8 dicembre 2022 con l'accusa di Moharebeh (guerra a Dio).
Il caso delle violazioni dei diritti umani, compreso l'atroce assassinio di oltre 65 minori e adolescenti durante le proteste da parte delle Guardie rivoluzionarie di Khamenei, dovrebbe essere deferito alle Nazioni Unite, al Consiglio di sicurezza e alla Corte penale internazionale (CPI).
La comunità internazionale dovrebbe spingere per poter ispezionare le carceri e i centri di detenzione segreti, e liberare tutte le persone arrestate dal Ministero dell'Intelligence e dalle forze di sicurezza, con particolare urgenza per i minorenni, che nelle carceri sono a rischio di una varietà di minacce: droghe, molestie sessuali e contaminazioni con anomalie sociali.
Riconoscere che il popolo iraniano ha il diritto legittimo di difendersi dalle forze armate, e rivendicare la sovranità.
La comunità internazionale dovrebbe chiedere al presidente del Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite (ECOSOC) e i suoi stati membri di espellere il regime misogino dalla Commissione sullo status delle donne per tutti i reati che ha commesso contro donne iraniane negli ultimi quattro decenni.
Accogliamo con favore l'istituzione dell'International Fact-Finding Board. Iran HRM invita le Nazioni Unite, l'Alto Commissario per i Diritti Umani, il Consiglio per i Diritti Umani e il Relatore Speciale sulla Situazione dei Diritti Umani in Iran, e tutte le organizzazioni per i diritti umani, ad agire immediatamente. La missione conoscitiva deve essere in grado di visitare l'Iran e indagare sulla brutale repressione e l'uccisione di manifestanti innocenti. Deve essere in grado di compiere un'azione efficace.
Gli attuali dirigenti dell’Iran, tra cui Ali Hosseini Khamenei, il presidente Ebrahim Raisi, il capo della magistratura Gholam-Hossein Mohseni-Eje'i e il presidente del parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, sono tutti direttamente coinvolti nelle recenti repressioni delle proteste, così come sono coinvolti direttamente in crimini simili dal 1980. Il Consiglio di sicurezza deve ritenerli responsabili e operare affinché affrontino la giustizia.

https://iran-hrm.com/2022/12/09/iran-human-rights-monitor-annual-report-2022/