"
| "Accomodati assenza" di Daniele Baron |
La sedia senza il sedente, lo scranno vuoto dell'occupante, il seggio del deputato ineletto.
E' la sedia dell'assenza, il segno del precario, il sogno vago del temerario, il desiderio di ardente rivalsa, la speranza di essere presente, la sedia dell'impaziente attesa del viandante e la sedia del vecchio scrutatore.
La sedia del riposo e la sedia del torturatore.
È il posto che manca nella mente, il padre che è morto ed il figlio che se n'è andato.
L'assenza del presente e la malinconia del senso ormai perduto.
La sedia dell'assenza che riempie il vuoto sempre taciuto." (FrederickLAB)
Permetteteci di dire che l'assenza non è un disvalore, ma piuttosto una virtù. Non esserci, non essere, non è come morire. Significa lasciare aperte altre possibilità, spesso è un atto di liberalità verso chi ha più cose da dire e da fare.
Così qualche tempo fa celebrammo il vuoto che man mano si fa strada nelle nostre vite. Si potrebbe anche affermare, come ci è stato suggerito in passato, che "....Questa non è una sedia....", perché non sappiamo quale delle due sia l'ombra dell'altra, forse è solo la sublimazione di quello che manca, oppure di quello che non c'è più e che riempie il vuoto che pian piano si appropria inesorabilmente della nostra vita.
Nessun commento:
Posta un commento