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| da Globalist.it |
Ieri la magistratura
della Repubblica islamica ha annunciato l'esecuzione del
manifestante Mohsen Shekari, 23 anni. Mahmood Amiry-Moghaddam, direttore di IHR (Iran Human Rights) , ha
dichiarato: “Mohsen Shekari è stato giustiziato dopo un processo
frettoloso e iniquo senza un avvocato...". Anche Mohsen apparteneva ad un genere, quello dei manifestanti; l'agenzia di stampa giudiziaria di regime Mizan ha annunciato che Mohsen Shekari era stato accusato "......di
“moharebeh” (inimicizia contro dio) per aver estratto un'arma con
l'intenzione di uccidere e creare terrore e privare il popolo della
libertà e della sicurezza, provocando lesioni intenzionali con un'arma
bianca a un ufficiale basij in servizio, bloccando Sattar Khan Street a
Teheran e sconvolgendo l'ordine e la sicurezza nazionale....".
Secondo il codice penale agli articoli 282 e 283, l'inimicizia o guerra contro dio è punibile con "pena di morte, crocifissione, amputazione della mano destra e della gamba sinistra e l'esilio".
In queste ultime ore almeno altri 11 manifestanti stanno per essere giustiziati per reati commessi durante le manifestazioni di proteste contro la dittatura iraniana e, forse, alcuni di loro sono già morti mentre stiamo scrivendo.
Questo è solo l'inizio di una rivoluzione democratica condotta dai figli del nuovo Iran, oppure sarà l'ennesimo sacrificio umano offerto sull'altare del dispotismo religioso degli ayatollah?
